|
Il sito Arte Societa' e' cambiato, oltre alle sezioni dedicate alla storia e alla cultura, abbiamo deciso di inserire anche richiami a notizie piu' recenti e fatti dei nostri giorni. Il binomio arte-societa' si presta particolarmente all'analisi di quello che sta succedendo e di quello che non dovrebbe succedere. Per capire dove e come stiamo vivendo e' sicuramente necessario prendere visione delle realta' che ci circondano mettendo da parte la voglia di giudizio e la sicurezza di essere sempre e comunque nel giusto. Le abitudini nascono e si sviluppano, crescono nutrite dai fattori predominanti della societa' che li accoglie. In questo sito si parla molto della Thailandia, paese meraviglioso e accogliente che molto ha da offrire in termini di cultura e rispetto della persona. Vivendo in realta' diverse mi accorgo con molta tristezza della mancanza di considerazione fraterna che esiste nel tessuto sociale italiano; manca la comunicazione e la predisposizione all'ascolto del prossimo. In Italia purtroppo e ribadisco purtroppo manca l'educazione, i genitori iper-protettivi rovinano i figli, creando "mostri" maleducati e insofferenti a qualsiasi ordine e disciplina. In futuro il sito arte societa' si arricchira' di una parte interattiva dove i visitatori potranno in tempo reale lasciare messaggi o commentare articoli. Per il momento sono gradite email indirizzate a
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
. I vostri vostri suggerimenti sono molto importanti, non esitate ad inviare email al nostro indirizzo, sara' un piacere rispondere a queste direttamente sulle pagine di arte societa'. Se per errore ci sono nel sito file, testi e materiale protetto da Copyrigt, se altresì l'autore o il proprietario di tale materiale chiede che il suo lavoro sia tolto dalle pagine del sito, a richiesta, anche via E-mail, il brano sarà subito rimosso. 
Morte di Filippo Tommaso Marinetti
di Benedetta Marinetti
Il primo dicembre l'alba, dietro i monti del centro lago di Como, sollevava appena le tenebre, Marinetti fu sveglio. Marinetti rifuggiva da queste ore di trapasso dalla notte al giorno; così per abitudine accendevo molte lampade e parlavamo. Quell'alba parlò Marinetti. Scagliò contro la fuliggine sporca che opprimeva il cielo d'Italia rancore dolore fede, il suo dramma. Ritornando dal fronte sul Don dove 30 gradi sotto zero avevano leso il suo cuore, in 23 mesi paziente speranza e volontà di guarire aveva potenziate chiarificate sublimate al massimo le proprie possibilità spirituali ma sempre in pericolo mortale per ogni minimo sforzo fisico. Marinetti poteva solo essere pensiero azione. Concluse: «Benedetta fammi uscire da questo tormento altrimenti muoio». Simili stati d'animo gli nuocevano. Mi chiese un calmante. Si assopì. La cima del monte Crocione era già imbevuta d'oro e le pallide nebbie su Cadenabbia vinte quanto si svegliò. Marinetti guardò felice al sole, al giorno luminoso nitido senza decoro di foglie, ingioiellato dall'aria rigida, cesellato in ogni tono e forma. «Sono contento», disse, «nel dormiveglia ho precisato un poema per l'Italia». Quando il sole era alto, scese a riva lago dove l'acqua madreperla rosa viola si sforzava di plagiare trasparenze blu capresi. Ricordi di vita solare. Ora la fuga a toni degradante dolcissimi dei promontori portava lo sguardo in alto al candore delle nevi circonfuse di luce e di azzurro.
Marinetti fu a lungo assorto, costruiva un suo nuovo libro sul paesaggio manzoniano. Lo stupì e interessò un volo opaco pesante cieco: andava tornava a fior d'acqua davanti alla nostra ringhiera, un piccolo pipistrello fuori tempo e luogo. Segnava forse già la pausa nera del destino.
Poi, scolaro diligente compito d'esame bene eseguito, volle proprio scrivere lui il poema sulla X MAS e proprio volle sul quaderno della primogenita Vittoria incitamento gara colla esuberante giovinezza tormentata e altalenante fra indolenza oriente letteratura e passione azione vita, universitaria aspirante ausiliaria. «Come me», diceva, «sono responsabile, se il mio ritratto».
Lesse a lei e a me il suo poema.
Finita la breve cena un libro americano in mano di una signora belga scatenò in lui una delle tipiche conversazioni monologo in francese: essenza della poesia del romanzo universalità precisione stilistica psicologia immaginazione primato italiano.
Alle 1 e 20' del 2 dicembre la sua voce calma mi chiama: «Scusami. Già sveglio ho voluto lavorare troppo intensamente. Ho un po' d'affanno».
La crisi precipita. Il cuore si bloccava.
Mi guardò concentrando nello sguardo una sorprendente potenza di pensiero disperato interrogante, mentre la bocca disegnava non espresso un violento canto alla vita.
Dio mi concesse un sorriso per confortarlo. E fu nel cielo della notte lunare.
Marinetti lo hai detto alle stelle conquistate a 20 anni con il tuo primo libro il tuo ultimo canto, e il tuo pensiero lo hai consegnato al Cuore Divino.
Velocemente come sapevi tu cancellare le distanze terrestri da nord a sud da Continente a Continente sei passato oltre il fronte della vita. Lottando per l'Italia con la tua arma che crea e non uccide e la sapevi mirabilmente usare.
Vincendo per la Poesia una nuova quota.
Sei partito da noi come partivi in guerra per agire.
«Finalmente», dirai, «posso senza divieti e limiti ispirare proteggere guarire la nostra adorata Italia ferita ma immortale».
Le avevi dato fantasia idee sentimenti volontà ubbidienza sofferenza disperazione non potendole dare sul campo di battaglia soldato il tuo sangue il tuo cuore si è fermato.
Marinetti, il tuo sangue ha seminato i campi del cielo il 2 gennaio, per i fiori della primavera italiana.
L'hai promessa con questo poema ai soldati della nostra Italia Repubblicana.
Benedetta [2 gennaio 1945] Commenta questo articolo L'Uomo e' veramente una bestia !!!  Notizia di questi giorni, un individuo che si definisce artista sta cercando qualcuno disposto a morire in pubblico durante una mostra. Ritorna alla mente l'episodio legato a Guillermo Vargas Habacuc, questo presunto artista ha legato un cane facendolo morire si stenti. Secondo questo "signore" si trattava di una forma di arte; la cosa tremenda e' che i visitatori sono stati molti e adesso il bieco individuo ha intenzione di ripetere nuovamente questo gesto tremendo. Sul sito di Licia Colo' (www.animalieanimali.it ) c'e' la possibilita' di partecipare ad una petizione contro il nuovo progetto di morte e vedere le strazienti foto della povera bestia incatenata. A seguito di questo assurdita' io mi chiedo a che punto di bestialita' puo' arrivare l'uomo; tutto sommato ho paura che non siamo molto diversi dai nostri avi avvezzi a gettare gli schiavi nel circo insieme a qualche leone affamato. L'uomo ama la violenza e anche se non e' disposto ad ammetterlo ama le situazioni violente. Le foto delle catastrofi e degli incidenti vengono vendute a caro prezzo e la gente corre per acquistarle. Immediatamente dopo lo Tsunami che sconvolse parte del Sud Est Asiatico, sulla passeggiata di Phuket venivano vendute le foto e i filmini di quei tragici momenti: la cosa tremenda che oltre alle immagini dell'onda che arriva, della macchina infilata nel ristorante, delle macerie e via dicendo, andavano a ruba le foto dei cadaveri e dei corpi dilaniati dei poverini morti nella tragedia. Che tipi possono essere quelli che in vacanza in un paradiso terrestre pieno di belle cose e belle immagini vanno a comperare la foto di un cadavere. Ho sentito con le mie orecchie i commenti riguardanti le parti anatomiche di questi poveri corpi ormai senza vita...ma e' possibile??? Sono sicuro che queste stesse persone andrebbero alle sopra citate mostre e magari considerano arte un povero cane morente. Commenta questo articolo Cristanti e Confraternite
Autore: Ing. Paolo Novello
Sono fiero di far parte di una di queste associazioni a carattere religioso chiamate Confraternite. Sono uno degli ultimi “cristanti” entrato a far parte della Confraternita di Spotorno, che, insieme con le altre Confraternite del Savonese e liguri, sono famose per realizzare, soprattutto nel periodo estivo, suggestive processioni per le vie dei paesi, spesso in onore dei Santi patroni, alle quali si partecipa portando sulle spalle le meravigliose sculture lignee, le “casse”, che li raffigurano. L’aspetto più interessante, pittoresco, sentito e, se vogliamo, la vista più bella sono in realtà gli splendidi crocifissi di legno portati dai confratelli più abili, i quali utilizzano grosse bretelle in cuoio che sul punto vita presentano un “bicchiere” robustissimo , il crocco, nel quale viene inserita la base della croce. In tal modo il crocifisso rimane più alto rispetto all’altezza media dei partecipanti alla processione e, specialmente nelle giornate limpide o al primo imbrunire, l’immagine che se ne ricava è molto suggestiva. Questi crocifissi sono lignei e intarsiati di argento; alcuni da più di due secoli guardano i fedeli dalle navate degli oratori; altri sono dell’inizio del Novecento, altri ancora sono più recenti (la Confraternita di Loano ne sfoggia uno nuovissimo con la croce addirittura in fibra di carbonio, più leggera del legno). Alcuni sono di dimensioni normali 70/80 kg., altri sono molto grandi e possono arrivare anche ad una estensione di nove metri quadrati per più di 150 kg. di peso. Alcuni hanno l’immagine di Gesù quasi a grandezza naturale, altri hanno delle splendide immagini di Cristo nere; quasi tutti presentano ornamenti argentei ai lati della croce, i cosiddetti “canti”, il cui nome una suggestiva tradizione popolare vuole far derivare dal “canto” che il portatore oppure il vento stesso fa loro emettere ondeggiando durante il cammino, grandi quasi come la croce stessa. E non si creda che portare, o meglio, “camallare” queste meraviglie dell’arte sia cosa semplice. Un profano può pensare che sia facilissimo: basta un po’ di forza e due buone spalle… Poi, quando si prova, si capisce che la forza non è il solo ingrediente: l’equilibrio e la stabilità sono fondamentali; la capacità di mantenere la calma quando durante le processioni alcuni fedeli troppo entusiasti si avvicinano per baciare i piedi alla statua di Gesù è basilare. Ma in gioco entrano anche fattori, per così dire, tecnici: il tipo di cuoio di cui sono fatti i “crocchi”, la filosofia cui ciascun camallo si riferisce nel portare: con il bicchiere alto in vita, oppure basso, quest’ultima è propria dei camalli con un po’… di pancetta!, l’abilità di far “ballare il crocifisso”, ossia la bravura che ogni camallo dimostra quando, durante il suo turno, ondeggia e saltella lungo la processione, magari al ritmo dell’immancabile banda di paese che segue la processione. Per non parlare poi del rispetto con cui i nuovi camalli (come il sottoscritto) guardano e cercano di imparare il modo quasi naturale con il quale persone già avanti con gli anni si pongono sotto crocifissi da cento chili e li camallano con una naturalezza che lascia sconcertati. “E’ un’arte, camallava mio nonno, mio padre, e oggi camalla mio figlio e camallerà mio nipote” dicono orgogliosi. E il pensiero corre alla notte dei tempi, quando contadini già stanchi del lavoro nei campi si riunivano alla sera, per periodici “allenamenti”, nel cortile dell’oratorio e si caricavano ancora sulle spalle un quintale di crocifisso. Non a caso, è bello vedere come alcune Confraternite abbiano addirittura più di una squadra di portatori, quella ufficiale, che spesso si cimenta con i crocifissi più grandi, belli, pesanti, e quella dei giovani, spesso ragazzi appena maggiorenni e a volte nemmeno, che si impegnano a camallare crocifissi più piccoli, forse meno appariscenti, ma non per questo meno belli; spesso ho ascoltato i loro discorsi, e vi assicuro che sentire ragazzi che, alla loro età, commentano le dimensioni o la bellezza di alcuni crocifissi, domandandosi se sarebbero in grado di camallare, ed entusiasmandosi al pensiero di essere chiamati “sotto” al crocifisso pesante, di essere in qualche modo promossi, mi rende felice. Non pensare alla nostra regione solo ed esclusivamente come ad un posto dove si va al mare. Le aziende di promozione turistica già da anni ricordano a tutti noi che Liguria significa anche splendido entroterra, meravigliosa campagna, borghi medioevali ricchi di tradizione e storia, cucina genuina. Io cerco di promuovere anche uno degli aspetti religiosi della mia regione, che non a caso la tradizione storica vuole essere rimasta l’unica in Italia ad offrire questo genere di processioni (per la verità alcuni amici mi dicono che nella Puglia esiste ancora qualcosa di analogo e in Corsica si svolge ancora qualche processione, ma con crocifissi decisamente più piccoli dei nostri). E quando parlo di Liguria, non intendo solo la Liguria di Ponente, che sono orgoglioso di abitare e, perché no, anche di conoscere abbastanza, ma anche di Liguria di Levante: a Levanto, Chiavari, Recco si svolgono ogni anno processioni con crocifissi grandi e belli quanto se non più di quelli che si trovano nelle chiese ad ovest di Savona. Visitate le Confraternite; negli oratori sono esposti crocifissi, quadri, ex voto che vale la pena di vedere. E quando vi troverete a scorgere, magari in lontananza, la processione dei crocifissi che ondeggiando precedono una statua ed insieme ad essa rifulgono nei raggi di sole di un tramonto estivo e sembrano ballare per invocare la protezione divina, anche se non siete tanto religiosi non potrete fare a meno di interrogarvi sul mistero della vita umana. Commenta questo articolo Cortesia e RispettoAmo l'educazione e il rispetto. Trascorrere parecchio tempo in Asia e' rincuorante per chi ha i mie stessi gusti. In Thailandia il ragazzino sul bus si alza per far sedere la persona anziana cosi' come il monaco. I nonni ricoprono una parte importante all'interno della famiglia, anche nella gestione del patrimonio comune. La societa' occidentale si e' dimenticata volutamente del valore dell'esperienza, la prova di quanto dico la troviamo nei mille ospizi pieni di povera gente in attesa di un nipote o di un figlio troppo occupato. I thailandesi hanno un rispetto per l'anziano radicato nel dna e a differenza nostra sono i figli che appena possono mantengono i genitori; per noi e' il contrario.... Durante l'annuale festa dell'acqua (Songkran) in molti paesi gli anziani del villaggio si dispongono in modo che tutti i giovani e meno giovani, a turno, possano inumidirle le mani e ricevere una specie di benedizione. Tale scena mi ha molto toccato e devo dire che sarebbe opportuno mandarla nelle nostre scuole...anche se ritengo che ormai sia troppo tardi. Tutte le volte che mi trovo in Italia e prendo il bus in concomitanza degli studenti che ritornano a casa rabbrividisco. Sono veramente pochi quelli che si comportano bene, ragazzine sboccate e volgari e atteggiamenti maschili tipici del bulletto...che tristezza...ma i genitori che fine hanno fatto??? L'unica mia consolazione e' che piu' o meno a tutti tocchera' invecchiare e allora se vale il detto che chi semina raccoglie ..... hehe  Commenta questo articolo |